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anno: 2009
genere: commedia
regia: fatih akin
attori: adam bousdoukos, moritz bleibtreu
titolo originale: soul kitchen
voto: 5
Che insoddisfazione un film come Soul Kitchen! Nessuna pretesa, un’ottima idea, uno sviluppo interessante, un sacco di sbocchi e di possibilita’… e poi il nulla. Una seconda parte di film che sembra scritta e diretta da qualcun altro. Un personaggio che potrebbe diventare un’icona viene fatto naufragare in eventi tanto scontati quanto improbabili.
Il proprietario di un ristorante “solo sostanza” inizia un viaggio per dare un’anima alla cucina da lui gestita: nuovi cuochi, nuovi clienti e nuovi acciacchi. Sembra un qualcosa di metafisico l’incontro che lo conduce a farsi affiancare da un arrogante collaboratore nella creazione di un’idea nuova di ristorante. Fratello in carcere e fidanzata a fuso differito sottolineano una realta’ paradossale quanto vera, che riesce inizialmente a svilupparsi in maniera perfetta, intrattenendo, divertendo e addirittura portando alla riflessione. Poi devono essere finiti i soldi o le idee –o entrambi. Perche’ la seconda parte del film cade in situazioni banali e contraddittorie, sembra con il solo intento di allungare la pellicola di un’altra ora. Rovinando quella precedente.
Non e’ sicuramente facile dare il proseguo ad un buon modello. Molti film partono fornendo grandi spunti e deludendo per i finali. Ma cio’ che lascia perplessi in Soul Kitchen e’ che le possibilita’ per creare qualcosa con un’anima erano presenti. Non stiamo parlando di affascinanti intrighi che ricorrono poi a soluzioni inverosimili perche’ troppo intricati. Qui si parla di un’ottima idea gambizzata da un’inspiegabile vena creativa esauritasi a meta’. Tanti film si nutrono e sopravvivono di sensazioni, non di eventi. Perche’ questo no? Perche’ Soul Kitchen deve raccontare una storia di eventi e non lasciare che lo spettatore trovi la sua dimensione indulgendo in sapori e umori?
La cucina dell’anima sembra si sia trasformata in un fast food.
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Apr 12, 2010
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