Jun 3, 2010

Agora'

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anno: 2009
genere: drammatico, storico, avventura
regia: alejandro amenĂ¡bar
attori: rachel weisz, max minghella
titolo originale: agora

voto: 4


Finzione o realta’? E’ questa l’incalzante domanda che si ripropone senza sosta durante la visione di Ipazia. Lei, filosofa, ultimo baluardo della ragione in un impero Romano in disfacimento, dove i Cristiani agitano sommosse per imporre un ordine temporale retrogrado, dove la furia iconoclasta e’ una costante e dove le donne vengono considerate streghe rivoluzionarie. Il cattivo e’ Cirillo di Alessandria, Dottore della Chiesa e Santo. Entrambi sono realmente esistiti, e siccome la trama ha pretese storiche, non si capisce come sia stato possibile confezionare una pellicola tanto partigiana quanto becera.
Dalle mai avvenute scoperte di Ipazia; alla assurda caratterizzazione di Cirillo, la quale caratteristica principale sembra sia stata quella di persecutore, non di scrittore e teologo; alla banalizzazione del Cristianesimo quale religione reazionaria e non come rivoluzionario concetto di eguaglianza tra gli uomini (postilla: tutto il film e’ effettivamente impregnato di una qualche nostalgica rivalutazione della schiavitu’, come strumento giusto per valorizzare i colti e punite gli ignoranti, come soluzione all’ordine e alla mancanza di cultura). Questa e’ finzione, quindi. Nulla di sbagliato. Ma che accade se poi il regista la confonde con Fatti per tirarne fuori una rivisitazione storica con fini anti-cristiani? Propaganda, direi.
Si prenda dunque il film come Fiction, sperando che tale punto di vista possa supplire al fastidio di una sconcertante rivisitazione storica.
Grande attenzione e’ stata posta nelle ambientazioni e il lavoro e’ di primordine: miriadi di pullulanti persone e una Alessandria immortalata da vedute aeree –se non orbitali- riescono a calare perfettamente lo spettatore nel luogo e nell’epoca storica. Grande attenzione non e’ stata posta nella sceneggiatura, piena di lezioni di astronomia 101 di dubbia utilita’ e portatrice di personaggi che vorrebbero essere complessi ma non risultano tali vista la pochezza di attori e sceneggiatori. In tutta la pellicola sembra infatti che i protagonisti si dimenino senza mai far capire da che forza siano spinti e motivati, portando come risultato atteggiamenti e situazioni illogiche se non improbabili. Una dubbia combinazione di combattimenti e inquadrature pretenziosamente artistiche porta ad una sorta di non voluta comicita’ che diviene irritante data la lunghezza del film. Lunghezza inutilmente non sfruttata. Non chiaro se voluto o no, sicuramente d’interesse infine il celato confronto visivo tra cerchio (Ruota) e Croce, portatore della separazione tra occidente e oriente, il primo simbolo di raggiunta perfezione umana, femminile, eretico; il secondo simbolo di percorso verso la perfezione divina (non gia’ raggiunta), maschile, ortodosso. Il tema e’ ovviamente non approfondito.
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