Mar 26, 2010

Il Profeta

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anno: 2009
genere: drammatico
regia: jacques audiard
attori: tahar rahim, niels arestrup
titolo originale: un prophète

voto: 4.5


Quando un film viene osannato dalla critica, riuscire a capirne i meriti e’ sempre un problema. Da un lato ci si sente in dovere di trovare lati positivi nella pellicola: i critici li hanno trovati. Dall’altro i lati negativi sembrano sfavillare in modo quasi piu’ eclatante che in tanti altri film dove l’aspettativa e’ minima. Il profeta e’ esempio perfetto di tale problema.
Ambientato quasi totalmente in un carcere francese, il ragazzo protagonista della pellicola si trova a dover conquistare la fiducia di chi comanda in tali microcosmi, per poi emanciparsi e, infine, forse, vendicarsi. Non e’ chiaro pero’ tale storia su quali aspetti voglia far leva. Il cambiamento del protagonista e’ solo in negativo, ma non in un negativo che possa essere assimilato a naufragio nell’odio, disperazione, o brutalita’. Non un naufragio con un senso, dunque. Questo lento sprofondare e’ molto piu’ banale, becero quasi. E’ un adattarsi per sopravvivenza. Purtroppo l’adattamento vince sul protagonista svuotandolo di qualunque caratteristica –umana o disumana, non e’ una questione di giusto o sbagliato- che possa essere di interesse o riflessione.
La superficialita’ sorniona, la violenza spensierata che ha giustamente fatto la fortuna di molti film e’ qui resa senza un minimo di riflessione, con personaggi che ragionano come si comporterebbero bulli minorenni in orfanotrofio. Qualunque tema d’interesse, da questioni razziali o di appartenenza, da temi etici o di giustizia, sembra voler prendere il volo senza mai riuscire in realta’ a decollare.
Un misto di azione e riflessione non rende chiara l’eventuale anti-catarsi che secondo il regista dovrebbe materializzarsi. La discesa agli Inferi e’ zoppicante e non motivata.
La visione e’ consigliata ai perbenisti che non distinguono il Milton dove realmente esiste, che pensano di trovarlo solo in ambienti ai margini della societa’, che non capiscono che una prigione non e’ sufficiente a spiegare l’evoluzione del Male.
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